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La trilogia del caos di Mirko Zilahy

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La trilogia del Caos

La trilogia del Caos

 

La trilogia del caos, che comprende in un’unica raccolta, E’ così che si uccide; La forma del Buio; Così crudele è la fine, edita da Tea nel 2020 è un’opera di sicuro interesse che vede Roma come protagonista di una scia di delitti che si susseguono in un ritmo incalzante e inquietante. 

 

 

Già dal sottotitolo possiamo capire cosa ci aspetterà visto che ci parla del protagonista il Commissario Mancini e di una Roma oscura dandoci già l’idea di dove si muoverà il protagonista in un’atmosfera estremamente cupa, angosciante che tipicamente accompagna la trama di un thriller che si rispetti.

 

L’autore Mirko Zilahy nasce a Roma nel 1974, si laurea presso l’università di Roma in Lingue e letterature straniere e vede la sua carriera letteraria iniziare come traduttore di opere dall’inglese, in modo particolare dall’irlandese dovuta alla sua parentesi presso il Trinity college di Dublino; ha operato come editor presso varie case editrici e collabora attualmente con il Corriere della sera, il suo esordio come romanziere coincide con il primo libro della trilogia che sto commentando, e l’ha proiettato direttamente nel gotha degli autori di thriller italiani.

 

Parlare dei tre libri è di per se complicato, il rischio spoiler è sempre altissimo, vi presento il protagonista il commissario Mancini, un uomo tormentato dai fantasmi di un lutto recentissimo, un uomo che lotta contro la voglia di lasciarsi andare e contro la condanna di essere il migliore nel suo campo, perché dopo la sua formazione a Quantico nessuno in Italia è alla sua altezza per quanto riguarda la caccia ai serial killer, e proprio la serialità dei delitti che andrà ad affrontare lo strapperanno dal suo cupio dissolvi e lo porteranno a guidare la sua squadra procedendo per traiettorie sghembe ma sempre efficaci, è un uomo dilaniato a cui non si riesce a non voler bene.

 

Lo stile dell’autore è esemplare, nitido, tagliente e non cede mai al macabro nonostante tutte le uccisioni prevedano rituali macabri, ha la grazia di far comprendere senza compiacersi in uno splatter che non aggiungerebbe nulla al senso del libro; il ritmo varia da momenti di totale sospensione a momenti in cui gli accadimenti si susseguono con una velocità assurda, in tutto questo protagonista muta sullo sfondo è Roma che però presta la sua bellezza, di luoghi particolari e ben scelti, come quinta ideale per le scene del crimine che si succedono attraverso i libri che compongono la Trilogia del caos.

Libri duri e molto tecnici che non hanno la presunzione di insegnare nulla, non hanno sottotesti morali e si prestano a essere amati da chi ha scelto il thriller come gusto preferito.

 

“Mi chiamo Enrico Mancini e sono un poliziotto. Un profiler. Il mio lavoro è dare un forma al buio, dare un’identità a chi per averne una deve uccidere. Il mio lavoro è attraversare lo specchio oscuro per dare la caccia ai riflessi del male.”

 

Ho amato molto il protagonista e reputo la trilogia del caos una lettura necessaria per chi si voglia confrontare con questo genere, il taglio emotivo e la scrittura pittorica ben si presta a poterla considerare una traccia perfetta per la sceneggiatura di una serie di successo se si trovasse il coraggio di produrre serie con venature molto dark che non abbiano paura di rappresentare l’abisso del male che può essere raggiunto. Li consiglio anche come scusa per poter scoprire posti di Roma molto interessanti e anche per ripassare la mitologia classica che è sempre un buon esercizio.

 Alfonso Iampieri