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Una sterminata domenica

Una sterminata domenica

Una sterminata domenica come narrare un tempo sospeso nel vuoto

di Chiara Fallavollita

 

Una sterminata domenica

 

Regia Alain Parroni
Sceneggiatura Alain Parroni, Giulio Pennacchi, Beatrice Puccilli
Produttore Wim Wenders, Domenico Procacci, Laura Paolucci, Giorgio Gucci, Fabrizio Moretti
Produttore esecutivo Valeria Licurgo, Ivan Fiorini, Attilio Moro, Luca Lucchesi
Fotografia Andrea Benjamin Manenti
Montaggio Riccardo Giannetti
Musiche Shirō Sagisu
Scenografia Marta Morandini
Costumi Sara Cavagnini
Art director Flaminia Gentili
Interpreti e personaggi
Enrico Bassetti: Alex
Zackari Delmas: Kevin
Federica Valentini: Brenda
Lars Rudolph: Domenico

Brenda è incinta. Alex ha appena compiuto 19 anni e sta per diventare padre. Kevin riempie la città con il suo nome. Ognuno tenta di lasciare il proprio segno nel mondo. Sempre connessi tra loro, ronzano tra la campagna del litorale e la città eterna, tentando di resistere a proprio modo all’inesorabile avanzare del tempo e del caldo.

Questa è parte della sinossi presentata dalla Biennale del cinema di Venezia, dove il film è stato presentato in anteprima nella sezione Orizzonti. Quello che viene raccontato in questa pellicola è molto più del disagio e della noia di tre adolescenti, alla ricerca di un proprio posto nel mondo. In un apparente vuoto (non solo relazionale),
che non si cerca di colmare, ma si vive e si attraversa ogni giorno, il piccolo nucleo isolato, inscindibile e necessario per la vita dei singoli personaggi, affronta non solo la noia e l’abbandono ad un’estate infinita e densa, ma tenta goffamente – come nella vita reale – di affrontare tematiche esistenziali: la morte, il futuro, gli obiettivi e i sogni, la paura, il crescere e il passare inesorabile del tempo.

 

una sterminata domenica

 

Il contesto, rurale e della vicina periferia, così come il centro di Roma – luogo in cui ragazzi fuggono dalla loro vita sospesa per fare qualcosa di diverso, che si risolve sempre con passeggiate casuali tra San Pietro e i monumenti di spicco della capitale – viene rappresentato al meglio sul grande schermo, avendo la forza di non essere la cornice perfetta della storia, ma diventando storia esso stesso. La fotografia restituisce pienamente il tempo anacronistico tipico delle province, in special modo dei paesi non urbanizzati, della campagna selvaggia e antica che molti di
noi conservano nei ricordi d’infanzia. I giri in macchina senza meta, le corse notturne in moto, i bagni al mare di notte nelle sere di San Lorenzo, il cielo che albeggia e il dolce far niente che riempie le vite e le amicizie più acerbe. Anche i suoni diventano narrazione: ripresi in diretta i dialoghi e gli ambienti (motivo per cui spesso non si sentono bene le voci dei ragazzi così come sarebbe nella realtà ricolma di frastuoni) sono caotici per le vie del centro di Roma e pregni di silenzi e cicale nel quartiere abitato dai protagonisti. Questa contrapposizione tra il moderno che
urla e un tempo quasi preistorico che invade costantemente la vita dei giovani spiega il disorientamento di una generazione marginale che non comprende quale sia la direzione da seguire. La nonna che fa il malocchio, la messa alla domenica, i graffiti, le giostre notturne si contrappongono al centro commerciale e alla metropolitana e alla discoteca capitolina. Tutto accade senza un motivo, la trama travolge i protagonisti che si lasciano travolgere dagli
accadimenti e che mutano alla fine del film senza una vera evoluzione preannunciata. Il fulcro di tutta la vicenda è l’assenza, la sospensione, l’apatia rappresentati dall’afa estiva che addormenta lo spirito. Ma sotto questa afa delle piccole scintille sembrano comparire nell’animo sopito dei tre adolescenti, che qua e là provano a ricordare di voler lasciare un segno e diventare qualcosa di altro.

– Io me sento sempre strana quanno fisso il cielo regà.
– In che senso?
– Tipo allo stesso tempo so’ l’universo intero e allo stesso tempo ‘n’ so’ niente
– Eh quella era un po’ la curiosità de esplorà lo spazio
– Regà è soltanto paura de mori’.
– Vabbè alla fine semo stati più morti de quanto semo stati vivi. Io moo ricordo com’era quanno ero
morta.
– Comunque regà Dio è un alieno.
– Guardate regà che gli alieni esistono.

 

sterminata domenica

 

La storia si conclude con una panoramica di Roma dall’alto (luogo simbolico anteposto alla terra dove si svolge l’intera vicenda) che ci mostra la grandezza monumentale sia della città sia degli uomini che ci hanno preceduto: Ma che avrà fatto sta gente pe avecce tutte ste statue?

Da qui, forse, possiamo tornare a desiderare e sognare chi essere.

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Chiara Fallavolitta