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Valerio Billeri. Come suona la città

Valerio Billeri. Come suona la città

di Fabrizio Fontanelli

 

Parte oggi con Valerio Billeri una nuova stagione per la collaborazione tra il Talento di Roma e Fabrizio Fontanelli leader de Mardi Gras Band e di cosa poteva occuparsi la sua rubrica se non di musica? Come suona la città è un’indagine sullo stato della musica in città. Ne sentiremo delle belle!

 

Benvenuto Valerio Billeri su Il Talento di Roma, non potevamo che inaugurare con te questa rubrica. Ultimamente ti sei letteralmente immerso nella poetica del Belli.Quale è stata la scintilla dei due volumi di ballate, Er Tempo Bbono e Er tempo cattivo?

 
Valerio Billeri:  Circa sei anni fa, regalai il libro dei sonetti del Belli al bravissimo cantautore fiorentino Massimiliano LaRocca. Dopo un po’ di tempo, lui venne a suonare a Roma e, al termine del concerto, andammo a cena insieme. Oltre a noi c’erano il chitarrista Damiano Minucci e l’editore Simone Caltabellota. Massimiliano aveva pubblicato un disco ispirato alle poesie del poeta Dino Campana. Mi consigliò di provare a fare lo stesso con il Belli. Rimasi stupito, poiché era un pensiero che mi frullava per la testa. Così, acquisii coraggio e contattai Gian Luca Figus, che mi diede un grande supporto come arrangiatore.

I sonetti lasciati dal Belli sono più di duemila, coma hai scelto cosa musicare? in base alla musicalità delle parole o per seguire una narrazione attraverso i brani?

 

 
Valerio Billeri:  Ho seguito una narrazione logica; i due titoli potrebbero essere le facce di una stessa moneta: passato e presente, buono e cattivo, mondo terreno e ultraterreno. I sonetti si sono adattati fin da subito; sono arrivati a me naturalmente, e anche la musica è stata istintiva. Non ho fatto distinzione tra sonetti noti e meno noti: ho fatto un gran lavoro di lettura e di ascolto di Fiorentini, Vannucchi, Stoppa, Bonagura e Mosetti. Poi ho scelto in base alle vibrazioni.

Tramite queste canzoni ci arriva la Roma del 1800 con i suoi personaggi, una vita di credenze, superstizioni,  e anche feroce. Il Belli abitando nel centro storico era uso a camminare e ammirava sia i Monumenti sia la vita quotidiana. Ma lo colpiva tanto e raccontava spesso il degrado imperante. Pure i bluesman a te molto cari erano dei cantastorie, degli storyteller

 

 
Valerio Billeri:  ll Belli è privo di retorica e si posiziona al di sopra: ha la forza dirompente degli elementi della natura, unita a una maggiore padronanza della parola rispetto ai vecchi bluesman. Bibbia, vita, morte, sesso, ingiustizia sociale, fantasmi e superstizione sono tematiche che fanno parte della sua monumentale opera. È il secondo poeta italiano più tradotto all’estero dopo Dante; nelle scuole italiane si fa ancora fatica a studiarlo. Spesso si preferisce Trilussa, che, con tutto il rispetto, non è paragonabile: credo che nessuno possa avvicinarsi al suo stile nel nostro paese.
“Er tempo cattivo”, ad esempio, può essere accostato a “High Water” di Charlie Patton. Fate una prova: mettete i due testi vicini e comprenderete cosa intendo. Ho fatto spesso il paragone con il testo del grande Fabrizio De André di “Via del Campo”: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori.” Nel Belli questa retorica borghese di buon fine mascherato non esiste; tanto è vero che leggiamo: “Noi, se sa, ar Monno semo ussciti fori / impastati de mmerda e dde monnezza. / Er merito, er decoro e la grannezza / sò ttutta marcanzia de li Siggnori.” Capite bene che siamo su un altro piano.
Valerio Billeri
 

Sei un autore molto prolifico, nella tua musica convivono il folk, il blues, l anima popolare del Belli, e molto altro. Hai in mente altre esplorazioni sonore o umane?

 

 
Valerio Billeri: Dopo “Verso Bisanzio”, uscito quest’anno e pubblicato a quattro mani con il violinista e cantautore Fabio Mancini, uscirà presto solo in digitale un live. Sto pensando anche a un disco con la band e a uno acustico ispirato alla musica ortodossa e orientale.

 “Il Talento di Roma” vuole invertire la narrazione di Roma, una Roma da vivere completamente. Quale è la tua Roma? Come vivi la città? Come ha cambiato la poetica del Belli il tuo rapporto con Roma?

 
Valerio Billeri: La mia Roma è una città inesistente, lontana, fatta di vecchi film in bianco e nero e libri polverosi. Il mio rapporto con la città è cambiato con l’età e con il fatto di non trovarmi più a mio agio nelle situazioni di sovraffollamento. Sono romano da tante generazioni, rispetto la nostra millenaria cultura ma non riesco a trovare in molti  dei cittadini che popolano la mia città, lo stesso rispetto. Forse il Belli mi ha aperto porte della percezione che prima avevo chiuse; ci sono, se si guardano bene, anche al centro molti vecchi edifici disabitati. Provate ad avvicinarvi a loro di notte, da soli: potrete ascoltare i vecchi abitanti, immaginarli. La loro energia sta scomparendo, ma ancora si percepisce tra gli intrecci del tempo, che noi sappiamo non esistere.
Roma e la sua bellezza che sprofonda verso l’abisso.
Foto di Valerio Billeri:  Marco Scritti Molea