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Roma tra cielo e terra: innamorarsi della città eterna

Una città tra cielo e terra

A metà strada tra cielo e terra: innamorarsi di Roma

di Aurora Lisi

Roma, città del Lazio, capitale della Repubblica italiana, capoluogo di regione e città metropolitana. Così viene descritta nella sua definizione più istituzionale sul sito Treccani: una città maestosa, imponente, quasi schiacciata dal peso della sua stessa storia.

Eppure questa definizione non basta.

Roma non è soltanto una capitale. Non è solo un insieme di monumenti o un luogo che si visita durante una gita scolastica. È qualcosa di più sfuggente, più complesso, qualcosa che si scopre lentamente.

Per questo rimango sempre colpita quando qualcuno dice con leggerezza:

“Roma l’ho già vista da piccolo. Andiamo in un altro posto.”

Ogni volta mi chiedo quale sia il loro segreto.

Come è possibile conoscere davvero una città come Roma?

Quale incantesimo permette di comprenderla fino in fondo?


I miti e le leggende della città eterna

Ogni città possiede i propri racconti.

Ci sono luoghi segnati da tragedie, edifici che secondo la tradizione ospitano presenze inquietanti, statue che portano fortuna se vengono toccate nel punto giusto, torri da cui si dice si possano osservare segni misteriosi.

A Roma tutto questo si amplifica.

La città eterna ha accumulato nel corso dei secoli un numero quasi incalcolabile di storie, leggende e narrazioni simboliche. È come se fosse costruita su uno spazio sospeso tra realtà e immaginazione.

Passeggiando per le sue strade si ha spesso l’impressione di trovarsi in una dimensione liminale, dove il passato e il presente si sfiorano continuamente.

Anche oggi, nonostante l’iper-affollamento turistico che spesso appiattisce la città sotto una patina di consumo rapido, basta deviare di pochi metri dai percorsi più battuti per ritrovare qualcosa di autentico.

Una strada laterale.
Una piazza quasi vuota.
Un vicolo silenzioso.

Ed ecco che Roma torna a mostrarsi per quello che è davvero.


La città oltre i monumenti

Roma non è solo ciò che appare nei libri di storia o nei programmi televisivi dedicati all’arte.

Non è soltanto il Colosseo, il Foro Romano o San Pietro.

Roma è fatta di luce, odori, rumori, dettagli apparentemente insignificanti che però costruiscono l’anima della città.

È il calore dell’asfalto d’estate.
Sono gli insetti che cantano instancabili nelle notti di luglio, fino quasi a far male alle orecchie.
Sono le facciate dei palazzi, scolorite dal tempo ma ancora vive.

Roma è una città che non si lascia comprendere con uno sguardo veloce.

Va attraversata, respirata, vissuta.


Il mio arrivo a Roma

Qualche anno fa, per motivi universitari, anche io sono arrivata a Roma.

Ero spaventata.

Il futuro mi sembrava incerto e io mi muovevo con la cautela di un animale all’erta, sempre pronto a fuggire.

Quando arrivai, mi sentivo come una medusa inesperta in balia delle onde, trasportata da qualcosa che non riuscivo ancora a capire.

Eppure dentro di me iniziava a crescere una sensazione nuova.

Uno slancio.

Una forma di gioia che non avevo mai provato prima.


L’incontro con la città

Ricordo perfettamente il momento in cui ho capito che Roma mi stava cambiando.

Era un giorno di gennaio.

Camminavo per strada e osservavo distrattamente gli alberi spogli, i rami che disegnavano linee sottili nel cielo invernale.

Arrivata nella piccola stanza in cui vivevo, avevo la strana sensazione di non essere davvero entrata.

Continuavo a pensare a quei rami, a quelle forme.

Con la punta delle dita tracciavo nell’aria la sagoma di un tronco, come se volessi fissare quell’immagine dentro di me.

In quel momento ho provato una sensazione difficile da descrivere.

Era come trovarsi a metà strada tra cielo e terra.


Una rinascita inattesa

In quell’istante ho sentito qualcosa aprirsi dentro di me.

Uno slancio d’amore verso il mondo.

Verso le persone che incontravo per strada.
Verso gli alberi scheletrici dell’inverno romano.
Verso le facciate logore dei palazzi che scorrevano alle mie spalle.

Quel giorno di gennaio sembrava dare senso a tutte le mie scelte, anche a quelle più impulsive e sconsiderate.

Era come se un frammento di realtà fosse venuto a sfiorarmi mentre dormivo.

Il mio corpo assorbiva avidamente la bellezza della città.

Ogni cellula ne gioiva.
Ogni muscolo ritrovava energia.

Era una rinascita.

Roma aveva fatto quello che sa fare meglio: trasformare chi la attraversa.

E da quel momento ho capito che non avrei mai potuto dire davvero di averla vista tutta.

Perché Roma non si visita.

Roma si scopre, ogni giorno, un po’ alla volta.

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