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Davide Trebbi racconta Roma e la musica – Intervista

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Davide Trebbi

Davide Trebbi a Come suona la città

Intervista di Fabrizio Fontanelli

Secondo appuntamento con Come suona la città, la rubrica che nasce dalla collaborazione tra Il Talento di Roma e Fabrizio Fontanelli, leader dei Mardi Gras Band.

Una rubrica che non poteva che parlare di musica: Come suona la città è un’indagine sullo stato della musica a Roma, tra storie, esperienze e visioni di chi la vive e la suona ogni giorno.

Ospite di oggi è Davide Trebbi, anima del progetto Schola Romana. https://www.youtube.com/scholaromanaproject


Ciao Davide e benvenuto su Il Talento di Roma. Partiamo dal primo disco di Schola Romana, Roma de Santi e de Mignotte. Cosa si vedeva dal Gianicolo che valeva la pena raccontare, al netto di tutto quello che è stato già scritto e cantato su questa città complessa, immensa, odiata ma fondamentalmente amata? Anzi, “scombinata”, per citare un brano di quell’album.

Davide Trebbi
Dal Gianicolo valeva la pena ricordare la resistenza romana, i martiri di Trastevere, il dodicenne Righetto incluso. I resistenti della Repubblica Romana del 1849, che cercarono di tenere in vita uno degli esperimenti di popolo più importanti d’Europa.

Ma poi, grazie a un verso di Simone Avincola, valeva la pena anche scendere tra vicoli, ponti, chiese e botteghe per incontrare la Roma de santi e de mignotte che tutti noi, in qualche modo, abbiamo riconosciuto.

La Roma dove tutti passano, come romei pellegrini, e che tutti amano. Perché Roma si fa amare molto più che odiare. È una madre comprensiva e accogliente che sprigiona un’energia orizzontale fatta di sole accecante sui marmi bianchi tra pini resistenti.

“Scombinata” invece nasce da un pezzo di Adriano Petretti, scritto nel 1990, con la nascita di Edoardo, arrangiatore del progetto Schola Romana. In quel brano Adriano racconta come Roma sia cambiata: meno carrozze e più automobili, meno ponentino e più inquinamento.

Il pezzo si chiude con una mezza fuga dalla capitale — padre e figlio al seguito — che in realtà non è mai avvenuta, visto che entrambi sono rimasti a Roma e continuano a suonare qui.

Il primo disco di Schola Romana è un disco di cover e di ricerca, con brani di Califano, Rosso, Venditti e pezzi antichi della tradizione come Nina si voi dormite (1901).

Le epoche passano, Roma resta.
“Roma resiste e nun lo dice.”
(Res Publica, Storie d’ogni ora)


Saltiamo al secondo album, Storie d’ogni ora. Parte proprio con Roma Underground, scritta da Franco Fosca. Un incontro importante con questo busker toscano trapiantato a Piazza Navona.

Davide Trebbi
A Piazza Navona, la mia piazza preferita, ho passato serate infinite suonando fino all’alba. Lì, a fine anni ’90, ho conosciuto un gruppo di buskers tra cui Franco Fosca.

Con lui ho registrato alcuni dischi nel mio studio e organizzato diverse serate live, compresa quella del 14 febbraio 2002 al Lettere Caffè, dove ero direttore artistico.

Per l’occasione arrivò anche Francesco De Gregori, che suonò pezzi suoi e un po’ di Dylan.

La cosa bella dei buskers di Navona era che la metà non erano romani, e proprio per questo interpretavano ancora meglio lo spirito scostante della città.

Franco aveva scritto per Roma un pezzo autobiografico su un ligure arrivato nella capitale, sconvolto dalla grandezza dei panini e dalla quantità di topi, politici e turiste in perizoma.

Il disco poi viaggia nel passato con Res Publica, dedicata alla Repubblica Romana del 1849, ai suoi martiri, al Papa vigliacco e ai francesi infami e mercenari.

C’è anche un omaggio a Franco Califano, che avevo conosciuto poco prima a casa sua durante le prove di un concerto al Sistina. Cenammo con frittata di patate e lumache, parlando di religione e Inter.

Mi mostrò anche la laurea ad honorem ricevuta da un’università americana per Tutto il resto è noia. Disse:

“Quando me l’hanno data ero contento perché ero stato il primo, su un tema così — i conflitti di coppia — a ricevere un attestato del genere. Poi hanno cominciato a darla a un sacco d’altri e quindi prima stava in salotto, mo’ sta all’ingresso.”

Nel disco c’è anche un pezzo ispirato a Pascarella, una cover di Venditti (…e li ponti so soli) con la voce di Alice Clarini e La guera de li poveracci, un affresco di Piazza Navona tra sbirri in borghese e zoccole attempate, con un richiamino instant a Renzi, “il gigliato che governa”.


Terzo disco: Dieci Decimi (2023). Qui si sale sul tram 3 e si viaggia in modo circolare per Roma. Pascarella, Mastro Titta, Venditti e persino i Beatles nel design dell’album.

Davide Trebbi
Dieci Decimi è il disco del decennale di Schola Romana ed è probabilmente il nostro lavoro più importante finora.

È anche il disco più complesso e completo.

Si sale sul tram 3, la circolare di Roma, perché seduti su rotaia si riflette meglio. Roma, ad ogni angolo, ti ricorda che avere duemila anni di storia non è una passeggiata.

Tra i brani più importanti c’è L’albero, dedicata al conflitto ucraino. Me l’ha chiesta un amico di Leopoli che, sotto le bombe, mi disse che anche una canzone avrebbe aiutato a tenere alto il morale.

Ho voluto inserire anche un brano sul 16 ottobre 1943, la retata al Ghetto di Roma. Una pagina vergognosa soprattutto per il Vaticano, sempre distratto sulla questione ebraica, mentre la città spesso i suoi ebrei li ha protetti e nascosti.

Poi c’è una riflessione politica con Mastro Titta, il boia di Roma, sul fatto che i diritti politici vanno difesi. Se non usiamo la testa, prima o poi qualcuno ce la stacca.

Pascarella è sempre un riferimento: in Interno 5 riprendo una sua prosa da giovane studente a Roma.

Venditti, altro riferimento fondamentale, ci aiuta a parlare di guerra con la sua A Cristo, riarrangiata.

E i Beatles… beh, i Beatles sono i Beatles. Il white album di Schola Romana, speriamo, troverà un posto nella musica di questa città.


Tu fai musica da sempre: da solista, in band, come direttore artistico. E poi ci sono gli house concert del Live-IN nel tuo salotto di Monteverde.

Davide Trebbi
Organizzare concerti, anche per i colleghi, è qualcosa che ogni musicista dovrebbe provare almeno una volta.

Si capiscono tante cose su atteggiamenti e desideri di chi fa musica.

In Italia c’è pochissima cultura cooperativa. Negli Stati Uniti, se Bob Dylan festeggia trent’anni di carriera, arrivano tutti: Neil Young incluso.

In Italia i nostri big non lo hanno mai fatto. O meglio: lo fanno solo a fine carriera per raccogliere soldi in grandi eventi dove dichiarano di amarsi da sempre.

Quando organizzi eventi diventi un operatore culturale, soprattutto quando non ci sono capitali ma solo ascoltatori curiosi e attenti — come negli house concert del Live-IN.


Come è cambiato il pubblico romano?

Davide Trebbi
Il pubblico romano non è mai cambiato.

È come Roma: scostante, ma in realtà si ricorda tutto.

Roma è una città livellante: anche se sei il capitano, non puoi andare in giro a darti arie. Ed è la sua ricchezza più grande.

I social hanno peggiorato molte cose, certo. Anche la musica è peggiorata.

Prima si suonava meglio, c’erano più locali e più scambio tra musicisti.

Quando organizzavo concerti al Lettere Caffè mandavo fax alle redazioni, mail ai soci e sms agli amici. Si usciva di più, e le cose accadevano in analogico, senza filtri.

Una volta Venditti mi disse:

“Se conquisti Roma, il resto d’Italia poi è una passeggiata.”

Ed è proprio così.


Ultima domanda: qual è la tua Roma?

Davide Trebbi
La mia Roma è quella che mi ha cresciuto.

È la città con la luce più bella d’Europa.

A volte sogno di essere nato altrove, solo per poterla vedere per la prima volta.

Ma in questa vita sono romano, e quindi non saprò mai cosa si prova.

So però che ogni volta che la guardo:

me s’apre er core come ’no sportello.

Altre interviste di Fabrizio Fontanelli le trovate qui: https://www.iltalentodiroma.com/2023/08/25/emiliano-bartolucci-intervistato-da-fabrizio-fontanelli/