Franco Buffoni al Questionario Poetico
Franco Buffoni al Questionario Poetico
(foto di Dino Ignani)
Il Questionario Poetico di Gisella Blanco per il Talento di Roma
In questa rubrica, poniamo ai poeti romani o che risiedono o transitano spesso nella Capitale, due tra le domande più emblematiche tratte dallo storico saggio Il pubblico della poesia di Alfonso Berardinelli e Franco Cordelli che, dal 1975, per ben tre edizioni, pone ai poeti i doverosi interrogativi sul linguaggio letterario, nonché sul presente e sul futuro della poesia italiana. Dal confronto e dall’intersezione delle risposte potrà emergere la possibilità di fare un quadro, seppur non esaustivo ma almeno verosimile, dello stato dell’arte poetica contemporanea e dell’annosa questione dell’industria della cultura di oggi.
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Hai idee generali organizzate in ipotesi (e tesi) teoriche intorno allo scrivere poesia in generale e allo scriverla oggi?
Franco Buffoni: L’ultima raccolta che ho pubblicato – Betelgeuse e altre poesie scientifiche – uscì nello Specchio nel 2021e risente molto della problematizzazione del dato scientifico prodotta dalla condizione pandemica. Numerosi sono i passi afferenti alla microbiologia e all’astrofisica, tutti permeati dall’ansia di comprendere metodi di studio lontani dai miei di specializzazione. Un’ansia che cerco quotidianamente di appagare leggendo articoli di divulgazione scientifica. In una di queste incursioni – che un tempo avvenivano in biblioteca, e che oggi posso effettuare comodamente a schermo – mi sono imbattuto in una dichiarazione del 2020 di Lewis Mosby, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica della Warwick University, pubblicata sul Biophysical Journal: “Abbiamo usato un algoritmo sviluppato per rilevare galassie e altri corpi celesti: è stato emozionante applicarlo all’estremità opposta della scala di grandezza. La nostra ricerca ha fornito importanti informazioni sul funzionamento delle cellule muscolari dei mammiferi, e inoltre ha posto l’accento sulla possibilità di studiare un modello per nuove tecnologie intelligenti, basate proprio sulle interazioni tra le proteine. Sarebbe possibile assumere forme diverse in base al consumo di energia richiesto”.
La ricerca di cui parla Mosby concerne i movimenti dei muscoli delle cellule e dei filamenti di proteine che le compongono; ma non è tanto la sostanza di quella ricerca che mi interessava esporre, bensì l’entusiasmo del ricercatore, che ricorreva alla categoria dell’emozione con riferimento alla possibilità di applicare alla microbiologia lo stesso algoritmo usato in astrofisica. Non guardando alla scienza come a una costruzione essenzialmente teorica – come scelta cioè di una ipotesi esplicativa della realtà, ogni volta stravolgente il senso delle proposizioni precedenti – ma come empiria: come l’aggiungersi di conoscenza a conoscenza, nella convinzione che il raggiungimento del Sapere sia anche il raggiungimento della perfezione umana.
Nella nuova raccolta – La coda del pavone – che uscirà nello Specchio nel 2025 e concluderà il volume Poesie 1975-2025 a cura di Massimo Gezzi, continuo sullo stesso filone di ricerca, con particolare riferimento al mondo animale, come forse si può cogliere da questo inedito:
Il nuovo cuore
Ma se si fosse limacce di mare
Si riuscirebbe a rigenerare
Persino la testa dal corpo
In tre settimane, con la ferita
Che in un giorno si rimargina
E il nuovo cuore pronto in qualche ora.
Il vecchio corpo rimane com’era
Ma con un fremito reagisce
Se incrocia la sua ex
Testa, prima di dissolversi.
In fondo è una lumaca
Che riesce a incorporare
I cloroplasti delle alghe che la nutrono.
Una lumaca ad energia solare
Per gli zuccheri prodotti
Dalla fotosintesi.
Che sia questo il futuro
Del nostro ultimo stadio
Nel passaggio dal cyborg all’alieno?
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Che cosa sono per te il pubblico, il mercato culturale e l’industria editoriale (nel presente quesito vengono unite due distinte domande del questionario, nda)?
Franco Buffoni: Il genere letterario poesia è in sé fragilissimo, ma è anche il più duraturo, il più antico e il più fedele a sé stesso. Il libro di narrativa può vendere migliaia di copie, però alla lunga, nelle antologie scolastiche restano i poeti. Sono i poeti che innovano il linguaggio e sono i poeti che scavano maggiormente in profondità. Quante volte accade che idee, parole e stilemi inventati da poeti vengano assunti da cantautori o da certi narratori? Non è il numero di copie vendute che deve interessare. Ci sono narratori che nell’Otto-Novecento hanno venduto centinaia di migliaia di copie, di cui oggi non si ricorda nemmeno il nome. Bisogna mettersi in quest’ottica. Anch’io tengo letture di poesia e mi sono simpatici gli slam e i festival, purché si sia consapevoli che la poesia è in prima istanza un dialogo diretto e profondo tra il poeta e il lettore, e questo può avvenire solo nel silenzio e nella concentrazione. Naturalmente parlare di silenzio e di concentrazione significa parlare di cose elitarie: una élite dell’anima. Personalmente faccio di tutto per promuovere il genere letterario poesia, ma non penso di dover sfidare i cantautori o i narratori, io seguo un percorso diverso. Dalla seconda metà del Novecento il genere letterario poesia è diventato sempre più di nicchia: su un pubblico generalista ha sempre meno presa, con conseguente ridimensionamento del ruolo pubblico del poeta. È più facile che su molti temi venga intervistata una persona dal brillante eloquio, ma superficiale, invece di un poeta. Oggi molta gente non conosce nemmeno il nome dei più importanti poeti viventi. E non li conosce perché dovrebbe compiere uno sforzo – e magari anche mettersi a studiare – per comprenderli. Prima della concentrazione e del silenzio, per godere della poesia occorre la preparazione: bisogna studiare per poter capire e poi apprezzare Zanzotto e Rosselli. In questo senso la scuola potrebbe fare di più, ma per insegnare, occorre sapere. La Poesia però esisterà sempre. Anche se le mancano il mercato e le grandi tirature.
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In questa parte dell’intervista, approfondiamo il rapporto dei poeti con la letteratura e il territorio.
Quali sono tre titoli fondamentali, tra narrativa, poesia, saggistica o altro, per il tuo percorso da poeta?
Franco Buffoni: Il libro di poesia che segnò la mia adolescenza fu Diario d’Algeria di Vittorio Sereni, che mi permise di comprendere anche certe asprezze del carattere di mio padre che, come Sereni, aveva un passato di allievo ufficiale, e poi di guerra e di prigionia.
Il libro di saggistica che maggiormente configurò la mia concezione estetica, sempre negli anni giovanili, fu La carne la morte e il diavolo di Mario Praz, alias The Romantic Agony, che aprì anche la via al decennio successivo in gran parte dedicato alla traduzione dei poeti romantici inglesi.
Il libro di narrativa che maggiormente segnò quegli stessi anni fu The Portrait of the Artist as a Young Man di Joyce, su cui scrissi anche la mia prima tesi di laurea, e che molto mi aiutò a fuoruscire dalle pastoie dell’opprimente educazione cattolica ricevuta.
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Che relazione ha la tua scrittura con Roma?
Franco Buffoni: Roma è la città dove da adulto ho scelto di vivere. Nel 2009 ho pubblicato da Guanda un libro di poesia che si intitola Roma, tout court. Ancora mi commuovo di fronte a un breve tratto di mura serviane, ma come scrive Leopardi, “l’unica maniera di poter vivere in una città grande è quella di farsi una piccola sfera di rapporti, rimanendo in piena indifferenza verso tutto il resto della società. Vale a dire fabbricarsi dintorno come una piccola città, dentro la grande, rimanendo inutile e indifferente all’individuo tutto il resto della medesima gran città”.
Così il Pantheon – visto tradizionalmente dall’alto come l’occhio del tifone, ideale fulcro di un movimento caotico che si amplia ai quartieri “piemontesi”, tra moderno degrado e parlata di popolo – rivela anche una umilissima finestrella dalle griglie verdi semisocchiuse, con pudore sulla facciata. Ma il Pantheon è anche una stazione della metro cosmica: next stop il Mausoleo di Augusto. Poi il mio sguardo si è stratificato e archeologizzato, sincronico e diacronico insieme, per cogliere l’attualità in Galileo e in un Pinturicchio gay, e – vòlto alla campagna romana – in Leopardi suddito della Reverendissima Camera Apostolica, e in Keats, che ha già composto l’Ode a un usignolo e trasecola alla vista di un cardinale che spara agli uccelli in cielo.
Come se i quadri sfumassero nella realtà, e la realtà nei quadri, in Roma le chiese e i palazzi trovano un comune denominatore negli architetti e nei pittori che vi lavorarono. In particolare, un lombardo un po’ violento col quale parlo in dialetto di modelli in via del Moro a Trastevere.
Nel segno di Caravaggio e Sandro Penna, nel fascino ripulsa di una città che è anche un cronotopo, cerco in sostanza di mentire il meno possibile su me stesso.
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Roma ha fatto nascere o ha accolto moltissimi scrittori, italiani e internazionali.
Concludiamo con una riflessione su una poetessa o un poeta storicizzato, d’origine o residente o anche solo passato da Roma, che abbia dato un contributo rilevante al nostro panorama letterario.
Franco Buffoni: “La mia filosofia è dispiaciuta ai preti, i quali e qui e in tutto il mondo, sotto un nome o sotto un altro, possono ancora e potranno eternamente tutto”, scriveva il suddito pontificio Giacomo Leopardi nella lettera a Luigi De Sinner del 22 dicembre 1836. Leopardi, che per terrore del freddo rinunciò alla cattedra universitaria in Germania (filologia classica e studi danteschi), a Roma non potette lavorare nemmeno come bibliotecario per il rifiuto a indossare l’abito talare.
Di Leopardi che ritorna col pensiero a Roma
Dalle pendici del Vesuvio: “Anco ti vidi /
de’ tuoi steli abbellir l’erme contrade /
che cingon la cittade”. Desolazione per desolazione,
Naturale per intellettuale, deserto per deserto…
Di Leopardi suddito dello stato pontificio
Liberale clandestino in ideologico isolamento
– Il ridicolo e il grottesco delle Operette
Per eccellenza armi illuministiche
Contro antropocentriche metafisiche –
In quell’angusto regno del silenzio
Dalle mostruose tipologie censorie
Che fu il governo della
Reverenda Camera Apostolica.
Roma desertica.
Puoi conoscere meglio Franco Buffoni

Dino Ignani