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Renzo Paris al Questionario Poetico

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Renzo Paris al Questionario Poetico di Gisella Blanco per il Talento di Roma

(Foto di Dino Ignani)

 

 

In questa rubrica, poniamo ai poeti romani o che risiedono o transitano spesso nella Capitale, due tra le domande più emblematiche tratte dallo storico saggio Il pubblico della poesia di Alfonso Berardinelli e Franco Cordelli che, dal 1975, per ben tre edizioni, pone ai poeti i doverosi interrogativi sul linguaggio letterario, nonché sul presente e sul futuro della poesia italiana. Dal confronto e dall’intersezione delle risposte potrà emergere la possibilità di fare un quadro, seppur non esaustivo ma almeno verosimile, dello stato dell’arte poetica contemporanea e dell’annosa questione dell’industria della cultura di oggi.

 

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Hai idee generali organizzate in ipotesi (e tesi) teoriche intorno allo scrivere poesia in generale e allo scriverla oggi?

 

Renzo Paris: Ho sempre evitato le ipotesi e le tesi in poesia. Fin dagli anni Settanta mi ha interessato la poesia parlata, quella post-moderna, che dura fino a oggi. Nella prima poesia della mia prima raccolta, Album di famiglia (Guanda, 1980), scrivevo: “In fondo mi dici, la grande poesia |è tutta d’occasione. Pensa a Catullo,|Tibullo, fino a Penna: non è tutta |scritta per caso, per un fortuito| in contro? E’ vero, ti dico, l’occasione fa l’uomo ladro, ma non è |poi questa poesia ladra che più| ci appassiona?…Noi, senza progetto, ladri di occasioni,|come vedi siamo ancora qui ad amarla,|a tradirla”.

 

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Che cosa sono per te il pubblico, il mercato culturale e l’industria editoriale (nel presente quesito vengono unite due distinte domande del questionario, nda)?

 

Renzo Paris: La poesia non ha mercato, ha un pubblico ristrettissimo. Poi certo le poesie di Apollinaire che tradussi e presentai per la Newton Compton, vendette un milione di copie, grazie alla distribuzione persino nei chioschi di giornali.

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In questa parte dell’intervista, approfondiamo il rapporto dei poeti con la letteratura e il territorio.

 

Quali sono tre titoli fondamentali, tra narrativa, poesia, saggistica o altro, per il tuo percorso da poeta?

 

Renzo Paris: La poesia dei latini, Catullo soprattutto e Apollinaire che lo riecheggiava nelle poesie d’amore.

 

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Che relazione ha la tua scrittura con Roma?

 

Renzo Paris: Roma è al centro di molte mie poesie, catulliane e non. La Roma degli anni Sessanta del secolo scorso era come la Parigi della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento, zeppa di geni venuti dalla provincia o da altrove.

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Roma ha fatto nascere o ha accolto moltissimi scrittori, italiani e internazionali.

 

Concludiamo con una riflessione su una poetessa o un poeta storicizzato, d’origine o residente o anche solo passato da Roma, che abbia dato un contributo rilevante al nostro panorama letterario.

 

Renzo Paris: Il mio maestro resta Guillaume Apollinaire, che ho tradotto e curato per gli oscar Mondadori, di cui ho scritto la vita in La banda Apollinaire (Elliot). Mi resta in mente la poesia intitolata Il gatto, che fa così: “In casa mia mi auguro di avere:|una donna che sappia ragionare,|un gatto a spasso tra i libri|amori in tutte le stagioni| senza i quali io non posso vivere.”

 

Puoi leggere lo scorso Questionario Poetico qui