Roma Nostra
Roma Nostra, un’intervista
di Fabrizio Fontanelli
Ciao e benvenuti su Il Talento di Roma! Franco Pietropaoli parlaci di questa avventura musicale “Roma Nostra”assieme a Roxana Ene. Per prima cosa raccontateci il vostro incontro umano e musicale
Ci siamo incontrati nel 2014 nel mio studio di registrazione, Ermes Records. Roxana è venuta con il coro giovanile multietnico Quintaumentata, diretto dal Maestro Attilio Di Sanza. In quella circostanza è nata l’opportunità di suonare insieme un brano del repertorio di Gabriella Ferri, Le mantellate. Abbiamo visto che la cosa piaceva e ci piaceva, c’abbiamo preso gusto e abbiamo iniziato a preparare il nostro repertorio.
Cosa volete raccontare con Roma Nostra? Ascoltandovi dal vivo la vostra musica mi ha evocato figure fondamentali per Roma ( e non solo) come Romolo Balzani, la Ferri e molti altri
Quando abbiamo iniziato a lavorare sul repertorio ci siamo accorti che spontaneamente le canzoni prendevano una forma nuova: la nostra interpretazione non è stata premeditata, perché non pensavamo che quelle canzoni avessero bisogno di essere cambiate.
Però pensiamo che la tradizione sia qualcosa di vivo, che passa di bocca in bocca e nel corso del suo cammino cambia anche forma. Interpretare un repertorio tradizionale non significa portare in giro un museo di opere cristallizate: il modo migliore per rispettarle è prestare loro la nostra voce, il nostro sentimento, il nostro bagaglio culturale. Romolo Balzani (il più grande compositore della canzone romana) diceva “le canzoni devono camminà co le gambe sue”. E camminando incontrano gente, sensibilità e mondi nuovi.
Col Talento di Roma cerchiamo e vogliamo invertire la narrazione della nostra città. Quale è la vostra Roma? Dove è che vi piace andare per scoprire i suoi tesori , molte volte nascosti
La Roma a cui siamo più affezionati è quella della periferia sud-est. Una Roma la cui identità è complessa: è fatta di tante lingue, tanti odori, tante religioni. La canzone del nostro repertorio a cui siamo più affezionati è Fiori Trasteverini e parla proprio di come l’identità romana non sia ferma e chiusa, ma in movimento. È un’identità che si arricchisce di altre identità che entrano in contatto con essa.
Mi piace molto la vostra formula, a me molto cara, basta una chitarra versatile e una voce per raccontare e portare la gente nei vicoli di Monti e di Trastevere. Avete mai portato Roma fuori dal nostro Raccordo Anulare? E se si cosa avete percepito di come la nostra città viene vista da fuori.
Sì, ci è capitato di suonare fuori, soprattutto in Abruzzo. Abbiamo la fortuna di cantare in un dialetto molto comprensibile, quindi le canzoni riescono ad arrivare quasi nella loro totalità.
Crediamo di avere la nostra piccola responsabilità nel modo in cui la nostra città viene vista da fuori: per questo cerchiamo di proporre un’immagine di Roma emancipata da quella nostalgia passatista che ha caratterizzato molto la canzone romana. Cerchiamo di farlo sia attraverso la scelta del repertorio che attraverso il modo in cui interpretiamo i brani. Spesso le canzoni che parlano della Roma passata sono uno spunto per parlare di quella del presente.
Prossimi viaggi sonori? Sempre Roma al centro della narrazione?
Sì, il nostro progetto è legato alla canzone romana. Abbiamo fatto degli adattamenti in romano di canzoni che nascono in altre terre come in Veneto o addirittura in Francia, ma le riportiamo sempre qui a Roma.
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