Intervista a Daniela Fugaro, direttrice della Biblioteca Alessandrina di Roma
Nel Centenario della nascita di Alberto Manzi – maestro, pedagogista e scrittore, anche la Città di Roma desidera ricordare questo straordinario educatore e intellettuale, entrato nella storia d’Italia.
Grazie al celebre programma tv condotto dal maestro Manzi tra il 1960 e il 1968, “Non è mai troppo tardi”, si stima che quasi un milione e mezzo di persone ottennero la licenza elementare.
Manzi fu uno dei più grandi esperti di educazione per adulti, non solo in Italia, e con le sue opere rappresentò un pilastro nella lotta all’analfabetismo.
Una figura ancora tutta da conoscere e riscoprire.
Il Municipio II di Roma Capitale, l’Assessorato alla cultura, il Centro Alberto Manzi, Il Talento di Roma e la rete delle Biblioteche di Roma intendono ricordare Alberto Manzi con una serie di iniziative che ci accompagneranno per tutto il 2025.
Domande per Daniela Fugaro, direttrice Biblioteca Alessandrina di Roma
1. Da dove nasce la scelta della Biblioteca Alessandrina di dedicare una mostra al Maestro Alberto Manzi?
La scelta della Biblioteca Alessandrina di dedicare studi, spazi, pensieri, fatica… ad Alberto Manzi, concretizzatisi in una mostra che ha avuto una serie di proroghe per il successo che ha riscosso, nasce dal territorio. Alberto ha insegnato per tutta la vita nella Scuola elementare Fratelli Bandiera che dista dieci minuti a piedi dalla Biblioteca Alessandrina ed ha quindi frequentato con la passione e l’interesse sociale che lo hanno contraddistinto gli stessi luoghi che frequentano gli utenti della Biblioteca.
Questa, inoltre, rappresenta l’Istituto periferico del Ministero della cultura più vicina alla Scuola, che deteneva gli atti della vita scolastica del Maestro in un archivio di deposito molto polveroso e poco curato, come spesso accade. La Biblioteca Alessandrina, grazie all’interessamento della maestra Titti, ha scoperto un tesoro ed ha trasformato della carte che avevano ormai esaurito la loro funzione amministrativa in beni culturali e li ha valorizzati rendendoli pubblici. Mettere a disposizione di un’utenza sempre maggiore il patrimonio culturale è il primo compito di un istituto democratico di cultura.
2. Quali sono i tratti di Manzi come educatore e comunicatore che maggiormente l’hanno colpita?
Manzi era un genio, una monade, un individualista sfrenato che non può non affascinare nel complesso della sua personalità. Per me nella scoperta del personaggio e nella fascinazione immediata ha contato molto il suo modo di educare alla vita come avrebbe fatto il capitano di una nave, la sua inventiva, la sua fantasia, il suo essere un affabulatore, un hablador, come avrebbero detto gli indios preso i quali si recava ogni anno.
3. Perché è importante che ancora oggi insegnanti e studenti conoscano Alberto Manzi? E in quale modo consiglia di approcciarsi a questa figura?
E’ sempre fondamentale conoscere la storia, sia grande che piccola, e Manzi ha rappresentato una parte importante della storia della comunicazione e dell’educazione, in Italia ma anche nel resto del mondo. L’Argentina degli anni Ottanta non doveva essere un posto in cui era facile vivere, ma Manzi è andato lì addirittura a combattere l’analfabetismo. La sua esperienza di educatore-comunicatore risulta notevolmente avanzata rispetto ai tempi in cui è vissuto, quasi avveniristica.
Tutte le volte che mi capita di guardare delle sue lezioni in televisione, in un bianco e nero d’antan, mi sembra di assistere alla discesa di un alieno sulla terra: ha preceduto Marshall Mac Luhan e si è dimostrato efficace ed ancora vitale dopo settant’anni. Consiglio ai ragazzi di leggere i romanzi di Alberto Manzi, per comprenderne la passione per la vita.

