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Centro Alberto Manzi: archivio e progetti per l’educazione del futuro

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Il Centro Manzi

Il Centro Alberto Manzi: un archivio vivo per educare al futuro

di Silvia Sanchini

Nel 2008 nasce a Bologna il Centro Alberto Manzi, su iniziativa dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna.

Un archivio prezioso, con oltre 300 unità tra appunti e studi pedagogici, fotografie, lettere, videocassette, bobine audio e diari scolastici, che raccontano la straordinaria ampiezza di interessi del maestro Alberto Manzi.

Un patrimonio consultabile per studio e ricerca, ma che non guarda solo al passato.

Il Centro nasce infatti anche come luogo attivo, capace di promuovere iniziative culturali, educative e formative, raccogliendo l’eredità di un maestro che ha segnato la storia italiana — anche grazie al programma Rai Non è mai troppo tardi, simbolo dell’alfabetizzazione degli adulti nel dopoguerra.

A raccontarci il lavoro del Centro è Alessandra Falconi, responsabile della struttura e fondatrice del Centro Zaffiria.


Con quale spirito è nato e opera il Centro Alberto Manzi?

Si corre spesso il rischio di pensare a un archivio come a un luogo polveroso, frequentato solo da poche persone con interessi di nicchia. Ma questo sarebbe stato contrario allo spirito di Manzi.

Era un uomo che amava stare in mezzo alla gente e che si sentiva parte di una grande famiglia umana. Instancabile studioso, ma anche provocatore.

L’obiettivo del Centro è duplice: da una parte far conoscere la sua storia, dall’altra continuare a nutrire i valori che ha incarnato — libertà, giustizia, impegno per una società democratica, inclusiva e solidale.

L’archivio nasce nel 2008 grazie alla generosità di Sonia Boni Manzi e alla collaborazione tra Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, Università di Bologna, Rai e Ministero dell’Istruzione.

Oggi accoglie studenti, promuove pubblicazioni, seminari e convegni.

È uno spazio che racconta una storia ancora attuale e che continua a ispirare chi vuole cambiare il mondo in meglio.


Quali aspetti del maestro Manzi la colpiscono di più?

Il maestro Manzi è stato il maestro di tutti.

Degli adulti analfabeti che volevano imparare a leggere e scrivere, degli stranieri appena arrivati in Italia, dei campesinos degli altipiani andini, dei suoi alunni, dei suoi lettori.

Non si è mai adeguato ai decreti ministeriali quando questi erano in contrasto con la sua idea di scuola. Per questo fu anche punito, arrivando a lavorare senza stipendio.

Celebre il suo timbro:
“Fa quel che può, quel che non può non fa”

Lo usava per tutti, perché non voleva etichettare i suoi studenti con giudizi.

Era schivo e rivoluzionario.

Un educatore capace di rinnovare continuamente la didattica, con un obiettivo chiaro: sviluppare il pensiero.

Oggi probabilmente sarebbe in prima linea nell’insegnamento dell’italiano ai migranti, considerandolo uno strumento fondamentale per la consapevolezza dei diritti.

E userebbe le nuove tecnologie senza timore, come strumenti educativi al servizio delle persone.


Che occasione è il centenario della sua nascita?

È un anno speciale.

Non solo per Bologna e per l’Emilia-Romagna, ma anche per città come Roma, dove Manzi ha vissuto e insegnato.

Le iniziative sono state tantissime: incontri con famiglie, bambini e cittadini, mostre, app, ristampe editoriali.

“Orzowei” è diventato anche un concerto, “Grogh” un cartone animato.

Gli eventi hanno raggiunto anche l’estero: Argentina, Marocco, Giordania.

Siamo felici che anche Roma partecipi a questo percorso, riportando all’attenzione la figura di Manzi non solo tra chi fa scuola, ma anche tra chi cerca un senso nel proprio lavoro quotidiano.


Per rimanere aggiornati sulle iniziative del Centro Alberto Manzi:
https://www.centroalbertomanzi.it

Puoi leggere altri articoli di Silvia Sanchini su Il Talento di Roma. https://www.iltalentodiroma.com/2024/10/04/una-cura-per-tutti/

Per approfondire il tema dell’educazione e della pedagogia in Italia:
https://www.treccani.it/enciclopedia/pedagogia/

 

Le foto sono tratte dal sito del Centro Alberto Manzi e dalla pagina Facebook di Alessandra Falconi