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Roma, amore mio, riprendiamo da qui

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Roma, amore mio, riprendiamo da qui.

Roma: la mia città, la musa di questo progetto, il mio grande amore

Roma è tutto questo ma è, mio e suo malgrado, anche e soprattutto, il mio grande amore. Un amore folle e ricambiato visto che non smette mai di stupirmi, darmi occasioni di incontro e di crescita, muovermi il cuore e prendermi in giro quando io, invece, mi prendo troppo sul serio.

L’amore si sa è fatto di momenti, di stagioni: di attese e corse sfrenate, di passione e di quiete, il calore della mano di chi ami nella tua dopo la paura, i baci in cucina anziché sotto il portone. Così, mi ero ripromessa di raccontarla qui e invece. Mi sono persa tra libri ed eventi e gli articoli in bozza sono cresciuti. Ho un po’ abbandonato la città, non riuscivo a metterla a fuoco, a capire dov’era finito il mio sguardo. Come un amante fedifrago ho evitato la pagina bianca.

Roma e una pagina bianca

Perché la pagina bianca è l’amante che ti aspetta in cima alle scale di una casa di Trastevere a cui ritorni ubriaco e ferito. Un amante a cui non sai spiegare perché per un po’ l’hai dimenticato anche se condividete la Vespa e il portaombrelli. Un amante che ti conosce e mentre ti guarda storto ti passa la tachipirina e ti pulisce le labbra. Un amante che ti fa addormentare sereno e poi, al risveglio, ti presenta calmo il conto e mentre tu farfugli sa già tutto.

Un amante il cui respiro è l’interlinea delle pagine che scrivi, tanto che senza quel respiro puoi perdere il ritmo delle parole e forse addirittura dei pensieri. E proprio per questo sa, sopra ogni cosa, che non c’è chi vince e chi perde. Che non c’è bisogno di gridare, che non ci sono pagine da strappare, che non ci sono diritti da reclamare.

La pagina bianca è mettersi in cammino

La pagina bianca è la spallina di un reggiseno lasciata tra le lenzuola (e no, non era la mia), Roma è la Sora Pierina che ti offre la amatriciana per farti sbollire, è Adelmo che ti porta il Baccalà dall’Antica Pesa a casa e ti dice “Mangia che nun sei Mimì”. Così tu apri un quadernino – rigorosamente monocromo – ti versi un bicchiere di latte e riprendi a scrivere.  E Roma approva regalandoti la luce più bella del mondo e se lui non tornerà più (e tu già lo sai) non è davvero un problema. Perché hai ventisei anni, sei incinta e l’eternità ci aspetta tutti al Verano.

Mio figlio, camminare e scrivere scoprendo Roma

Ho scritto e camminato per Roma con mio figlio in carrozzina. Al Gianicolo mentre saltava sui gonfiabili e mio padre lo guardava distratto, l’ho lasciato correre libero a Torpignattara perché dovevo chiudere un paragrafo. Ho passato giornate in cammino a scrivere mentre dormiva steso sul passeggino sotto un albero di Villa Celimontana, gli ho lasciato la mano a Villa Fiorelli e lui mi ha preso per mano (salvandomi) su un autobus in estate quando scrivevo e non usciva una pagina buona.

Ermanno e Roma li con me.

Scrivere, scoprire Roma, camminare, amare, essere madre: azioni che in me sono collegate. Azioni alla base di questo progetto, senza le quali Il Talento di Roma non sarebbe nato. Mentre abbandonavo queste pagine, mi abbandonavo. Mentre mi perdevo nell’organizzazione di mille eventi bellissimi che mi hanno resa felice perdevo il ritmo di scrittura, tre lunghi anni di blocco da pagina bianca che oggi interrompiamo insieme.

Oltre la pagina bianca

Non funzionerà subito ma sono certa che ce la possiamo fare a trovare insieme una mappa della città tutta nostra, un ritmo del progetto più costante: voi però fatemi sapere che ne pensate qui 

Prima di lasciarvi per caricare gli eventi della festa della lettura che inizia il 7 maggio e vi aspetta voglio farvi una confidenza.

Proprio per la realizzazione dei progetti del Talento di Roma incontro quotidianamente moltissime persone, ciascuno ha la sua idea della città. Alcuni la subiscono nel vero senso del termine. Altri la sopportano. Altri la predano pensando di averne il diritto. Altri, pur ravvisando la complessità dei problemi che la attanagliano, continuano a pensare spazi di condivisione, a lavorare per questo, ad esporsi: ogni volta che penso di mollare, di chiudere tutto, mi vengono in mente loro e desisto.

Ci vuole tanta forza e fantasia per raccontare questa città oltre le dicotomie note, oltre i pregiudizi e le posture errate: penso davvero di poterlo fare.

Spero ci sarete anche voi.