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Il rastrellamento del Quadraro, 17 Aprile 1944

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La primavera del 1944 si era scagliata su Roma con violenza dopo via Rasella e la rappresaglia delle Fosse Ardeatine.
Eppure non era sufficiente tutto quel terrore a metter da parte le tradizioni, le parvenze di normalità.
Aprile si era aperto con la Settimana Santa e la Pasqua, la festa Cristiana per eccellenza, carica del suo valore simbolico di rinascita, ancor più sentita nella città occupata e ferita.
Anche il lunedì dell’Angelo era stato occasione di riposo, di svago. La tradizione delle scampagnate, dei pranzi fuori casa, non si era interrotta. Fu probabilmente in questa occasione gioiosa che si accese la miccia che avrebbe portato al rastrellamento del Quadraro, zona sud est della capitale.
Periferico ma non sconosciuto il Quadraro del 1944, neanche alle forze Tedesche che l’avevano soprannominato nido di vespe. Le vespe che da lì partivano per le operazioni di sabotaggio verso gli invasori e che lì tornavano coperti, a preparare la successiva azione, il prossimo atto di resistenza.
Le vie del Quadraro sanno di Roma antica.
Tra queste c’è via Calpurnio Fiamma, e lì, nel giorno dell’Angelo, siedono a passare il tempo tre giovanissimi in uno dei locali dell’Osteria da Giggetto. Giovanni Ricci, Franco Basilotta e Giuseppe Albano, tra loro il più famoso. Giuseppe è nato in Calabria e arrivato a Roma durante l’infanzia, la stessa infanzia durante la quale una brutta caduta gli ha rovinato la schiena. Per questo tutti lo conoscono come il gobbo del Quarticciolo.
Un difetto fisico evidente, riconoscibile, troppo per chi appena sedicenne si è lanciato nella resistenza di Porta San Paolo. I tedeschi lo sanno, sanno che c’è un ragazzo gobbo nel mondo sommerso della resistenza romana. Si effettua addirittura un tentativo di rastrellamento di tutti i giovani con lo stesso difetto pur di trovarlo.
Quel lunedì lui è lì con gli amici. Ci sono anche dei militari tedeschi da Giggetto, con le loro divise e la lingua pronta agli sfottò verso i presenti.
Forse è un insulto rivolto proprio a Giuseppe Albano quello che fa scattare il ragazzo. È un attimo, l’assordante rumore degli spari e poi i tre corpi dei soldati del Reich a terra, esanimi.
Succede spesso nella Roma assediata, ma questa volta è un pretesto, l’occasione per entrare nel nido di vespe.
Al sangue del lunedì di Pasqua segue una settimana di silenzio.
Roma dorme nella notte tra il 16 e il 17 Aprile, proprio come in quella tra il 15 e il 16 ottobre precedente, quella del rastrellamento del ghetto.
Roma dorme e le squadre tedesche si appostano, circondano il Quadraro.
Alle cinque inizia il rastrellamento, il secondo più grande dei mesi dell’occupazione.
Il metodo è quello chirurgico dell’esercito nazista, distruttivo ma ordinato, in sequenza precisa. Le case vengono perquisite, le famiglie svegliate dalle urla, dal dolore del rastrellamento.
Si cercano i maschi, uomini e ragazzi di tutte le età.
Vengono portati via in duemila dal quartiere resistente.
Porta dopo porta tutte le famiglie vedono gli uomini scomparire dietro le divise tedesche, accompagnate da qualche militare fascista.
Li portano a Cinecittà, dove c’è una prima divisione; anziani e malati possono tornare a casa, sani e forti, invece restano lì alcuni giorni, in attesa del viaggio verso la Germania.
Sono circa settecento.
La deportazione dei prigionieri politici ha una destinazione differente rispetto a quella del popolo ebraico: campi di lavoro, fabbriche, miniere. Schiavi, forza lavoro disumanizzata.
Le vite rastrellate al Quadraro, nel nido di vespe resistente di quella Roma occupata, mai davvero città aperta, furono divise tra la Germania e i territori occupati dell’Europa proprio mentre la città eterna veniva liberata e vedeva finire il suo incubo.
Quando la guerra finì, nel maggio del 1945, anche i prigionieri resi schiavi furono liberati e poterono cominciare il viaggio di ritorno verso casa.
Non è chiaro quanti furono però a non tornare, a trovare la morte tra le mura di una fabbrica, le pareti rocciose di una miniera.
Vite perse per sempre.
Per quel 17 aprile 1944 il Quadraro è diventato medaglia d’oro al Valor Civile, e a quella data di sangue è stato dedicato un parco.
Ci sono giochi per bambini e un’area cani, un posto dove andare nelle domeniche di primavera.
Appena entrati c’è una statua; un soldato cerca di portare via un uomo, mentre questi prova a proteggere il suo bimbo e la moglie tenta di fermare il militare.
Un fermo immagine di quell’alba d’aprile.