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Semi di Resistenza: Roma, 8 settembre 1943

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Coi loro nomi direttamente derivati dal latino, le rovine che a volte gli corrono accanto e le divisioni in “vecchia e nuova” che spesso le accompagnano, le strade consolari sono parte della storia.
Ci si passa con distrazione, veloci nei giorni migliori o col lento avanzare del traffico nell’ora di punta, e spesso “sto percorrendo un pezzo di storia” è l’ultimo dei pensieri di chi le attraversa quotidianamente.
Eppure è così.
Storia antica, lontana, di quei Romani che sono antenati sacri, quasi mitici, o storia recente, dell’altro ieri, di un attimo prima di venire anche noi al mondo.
La Laurentina le conosce entrambe, la storia di chi l’ha creata e quella di chi è arrivato decisamente dopo, durante l’ultima guerra che si è fisicamente combattuta sul suolo italiano.
È dove ora va a finire la Metro B, prima di superare il Raccordo e uscire da Roma verso Pomezia, Ardea e il mare, che è iniziata la resistenza improvvisa nella notte tra l’8 e il 9 Settembre 1943.
Improvvisa e improvvisata, perché tutto accade nel giro di poche ore.
L’armistizio di Cassibile era stato firmato cinque giorni prima in gran segreto. L’8 Settembre il popolo italiano riceve la notizia via radio.
Per le divisioni militari è il caos; di colpo i nemici sono diventati alleati, gli alleati nemici. I Tedeschi sono in Italia da tempo, hanno avuto contezza dell’armistizio e non si è fatta attendere la presa di posizione di Berlino.
La guerra che da più di tre anni combatte il regio esercito è finita, ne inizia un’altra ma senza guida.
Mussolini deposto in luglio, il re Vittorio Emanuele III in fuga verso Brindisi. Con lui anche il Maresciallo Badoglio, firmatario dell’armistizio e responsabile delle truppe.
A Roma arrivano notizie confuse, vaghe.
Manca un piano, non c’è più organizzazione per i militari. I giovanissimi, reclute nelle caserme per il servizio militare, fuggono alla ricerca di abiti civili. Essere militari italiani ora, mentre nella città si aggira il nuovo nemico, è un pericolo.
Quelli che rimangono fedeli alle loro divise, primi fra tutti i Granatieri di Sardegna, vengono aggrediti dal fuoco tedesco.
Comincia sulla Laurentina, poco dopo l’attuale capolinea della metropolitana, uno scontro che arriverà al cuore di Roma.
Inizia nella notte, una notte di fuoco e fiamme, di violenza infinita.
Quella di Roma sud è una delle tante battaglie che si compiono nelle ore dopo l’armistizio, quando la capitale è assalita da ogni direzione.
I Tedeschi pronti, preparati al cambio di direzione della guerra, sono un nemico inarrestabile.
Dalla Laurentina la battaglia si sposta alla Montagnola, dove ora la vecchia via consolare si incrocia con la Cristoforo Colombo.
Lì una piazza ricorda ai posteri i caduti di quei giorni, cinquantatré persone – tra cui tre donne- di cui diciotto mai identificati, i corpi troppo martoriati.
Adesso, poco più avanti rispetto alla piazza, ferma un autobus. Si chiama 769 e si dirige verso il centro di Roma, fa tutta la via Ostiense per poi arrestarsi davanti alla Piramide Cestia.
Sembra seguire, quasi per caso, la rotta dei combattimenti di quei giorni di settembre.
Abbandonata la Montagnola gli scontri continuano verso la Basilica di San Paolo. Da qui verso Piramide e la stazione Ostiense, il cuore pulsante della città.
Ancora ai militari si uniscono i civili. Nel caos di Roma che prova a resistere nascono i germogli dei gruppi Partigiani e del CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale che sarà fondamentale per i due anni successivi.
Tutto è in mano alla volontà dei singoli, a chi cerca e trova armi da impugnare, a chi non dismette la divisa e si organizza da sé mentre l’ordine costituito si sgretola minuto dopo minuto.
Gli scontri continuano la notte tra l’otto e il nove settembre e tutto il giorno che segue.
Il dieci settembre la battaglia per il controllo di Roma giunge al suo culmine a Porta San Paolo. È sempre più chiaro che la sfida sia impari, c’è un esercito regolare e pronto contro un insieme di militari e civili. La giornata è decisiva, è la fine della prima resistenza romana.
Alle sedici arriva la notizia che cambia ancora le sorti di Roma: è stato firmato l’armistizio coi tedeschi.
La capitale ora è città aperta.
Ma è solo l’inizio di un anno di dolore, orrore e violenza.