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Gli occhi di e su Roma al MAXXI

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Roma osservata, Roma osservante - Gli occhi di e su Roma al MAXXI - Il Talento di Roma

Entri nella piazza del MAXXI e qualcosa non torna.

L’ edificio principale ti invita a entrare, ma gli spazi intorno ti suggeriscono di non trascurare nulla. È impossibile non incuriosirsi, perché il MAXXI ti disorienta prima ancora che tu veda un’opera, ed è esattamente questo il punto: Zaha Hadid ha realizzato un luogo che ti costringe a muoverti e a osservare diversamente.
Lo spaesamento, però, non intimorisce. Puoi fermarti a studiare, osservare, comprare, mangiare; puoi scegliere dove fermarti, quali scale percorrere, in quale galleria soffermarti, da quale corridoio affacciarti.
Nessuna interruzione, solo il flusso sinuoso dell’architettura. I confini sono abbattuti, la luce naturale restituisce dinamismo, quella artificiale segue le linee dell’edificio, le persone si fanno comunità.
Queste persone non visitano il museo, lo abitano. Una madre con il passeggino che negozia l’ingresso in una sala, alcuni studenti con i computer aperti, un bambino che corre nella hall. Architetti vengono in pellegrinaggio, ragazzi si ritrovano nel loro punto d’incontro, studiosi si aggirano muniti di quaderni e macchine fotografiche, turisti navigano incerti tra gli spazi liquidi, famiglie passeggiano senza fretta.
C’è rumore. Il bookshop pieno, il bar con la fila, voci che rimbalzano e si mescolano tra cappotti scuri, occhiali spessi, sorrisi incerti e occhi che cercano, incuriositi.
Tra le gallerie il tempo scorre a velocità differenti. C’è chi si ferma e discute davanti a un’installazione, chi scorre le didascalie e passa oltre, chi si ferma a lungo assorto e chi va veloce frettolosamente. Voci si alzano in disaccordo, sussurri tracciano collegamenti, spiegazioni sottovoce circolano tra le pareti bianche e le luci precise. Porti chi sei ed esci diverso. È questo che accade quando l’esperienza va oltre lo sguardo e ti chiede di partecipare con il corpo intero, con ogni senso.
Accanto al passato sedimentato, il museo di inserisce con tutta la sua contemporaneità nel quartiere Flaminio, a venti minuti dal centro storico che ti sei lasciato alle spalle scendendo dalla metro e salendo sul 2. Non urla contro il barocco di Borromini o le rovine del Foro, semplicemente esiste accanto, come una presenza che sembra dire: anche questo è Roma, se accettate di osservarla. E dove osservarla meglio se non dalla Galleria 5, dove la grande vetrata offre una vista senza eguali?

1. Esterno

Roma osservata, Roma osservante - Gli occhi di e su Roma al MAXXI - Esterno - Il Talento di Roma

Ma scendiamo. Le opere ti invitano a interrogarti e interrogarle, ti aspettano come complice. Nella Galleria 4, percorrendo The Large Glass, Massimo Bartolini ti inonda di luce e odori con Mixing Parfums (2000): una porta girevole che puoi attraversare quanto vuoi, ma fermati, prenditi il tempo per confonderti, per sentire ciò che c’è intorno. Non uscire prima di aver riconosciuto la terra e il gelsomino.
Le opere ti invitano anche a relazionarti con loro, con lo spazio, con gli altri. Proseguendo nella sezione 1+1 L’arte relazionale, avvengono dialoghi e scambi non necessariamente silenziosi. Nella Galleria 3 compare Confessionarium (2014) di Alicia Framis: puoi scegliere di entrare e confessare paure, desideri, segreti che restano protetti tra pareti trasparenti, mentre tu sei completamente esposto a occhi indiscreti. Vale la pena accettare la sfida e confessarsi in una non-chiesa.
Al MAXXI osservare non è un gesto neutro: ogni sguardo è anche un essere guardati. E se questi itinerari ti hanno spinto a guardare con il corpo, due mostre ti chiedono ora di guardare lo sguardo stesso. Da una parte Elisabetta Catalano che fotografa chi crea nella Roma a lei contemporanea, dall’altra Roma nel mondo, osservata e misurata da secoli. La città che guarda e la città guardata, nello stesso spazio.
Nel foyer Carlo Scarpa troviamo 16 stampe della fotografa romana. Il focus a lei dedicato raccoglie lavori dalla seconda metà degli anni Sessanta alla fine dei Novanta. Anche qui è un gioco di sguardi: tu che osservi lei, lei che osserva gli artisti. Michelangelo Pistoletto, Mario Schifano, Mario Merz, Luciano Fabbro, Marisa e Mario Merz, Carla Accardi: ritratti nel suo e nei loro studi come nelle grandi rassegne, si fanno testimonianza diretta del clima culturale cui hanno partecipato.
Ci sono la naturalezza dei loro gesti, le pose diventate iconiche, lo spirito che identifica ciascuno di loro. Le fotografie oscillano tra dimensione pubblica e dimensione privata: dialoghi, corpi al lavoro, sguardi concentrati o distratti. La fotografa tiene insieme la scena pubblica e l’istante privato, la persona e l’artista.
Accanto alle fotografie, i provini provenienti dall’Archivio Elisabetta Catalano mostrano le sequenze degli scatti: espressioni rubate, figure inattese che compaiono, dettagli che raccontano altro sul momento fissato. È l’archivio che rivela il processo.
Gli artisti catturati da Catalano e lei stessa sono diventati “Roma nel mondo”.

2. Mostra Catalano

Roma osservata, Roma osservante - Gli occhi di e su Roma al MAXXI - Interno - Il Talento di RomaMa cosa significa questa espressione? Nella Galleria KME, la mostra che porta questo titolo ribalta la prospettiva: non più Roma che osserva, ma Roma osservata. Da dentro, da fuori, misurata, confrontata, messa in relazione. La retorica di Caput Mundi cade. Roma viene collocata all’interno di un sistema più ampio: quello delle grandi metropoli globali, da Londra a Tokyo, da Il Cairo a New York. È un dialogo serrato, a tratti scomodo, che restituisce un ritratto lucido del presente.
L’esposizione intreccia Roma a una rete di relazioni urbane e affronta le dinamiche che definiscono la vita contemporanea: spazio, mobilità, ambiente, società. In altre parole, il modo in cui abitiamo, ci muoviamo, respiriamo, consumiamo risorse, condividiamo spazi. Roma non è raccontata come eccezione, ma come caso di studio: un organismo complesso, attraversato dalle stesse tensioni che attraversano Parigi, Berlino, Mumbai.
Nella sezione Confronti globali, le ricerche presentate attraverso rappresentazioni grafiche e installazioni tridimensionali chiedono attenzione. Invitano a soffermarsi su ciò che alcuni ignorano o altri considerano trascurabile: l’efficienza dei mezzi che affolliamo, la qualità dell’aria che respiriamo, la quantità d’acqua che consumiamo, l’impatto del turismo, le condizioni stesse della vita urbana. Quanto è davvero trascurabile ciò che definiamo “ordinario”? E quanto, invece, incide sulla vivibilità della città? Le domande si moltiplicano e non cercano risposte univoche, cercano riflessione. Su ciò che viviamo, su chi siamo, su chi potremmo diventare.
Le fotografie di Marina Caneve nella sezione Il DNA di Roma spostano il punto d’osservazione sulla quotidianità svelando una Roma laterale, inaspettata, eppure familiare. O forse no. Da chi viene riconosciuta? Perché chi abita vede cose che il visitatore ignora, ma il visitatore nota cose che l’abitante ha smesso di vedere? Le fotografie non risolvono, aprono la questione – come e chi guarda davvero cosa – lasciando che la città si riveli nei margini, negli interstizi, in quei frammenti carichi d’identità che sfuggono alla monumentalità e alla cartolina.
Proseguendo nell’ambiente successivo si incontra un modello unico in terracotta dell’intero Comune di Roma: una visione d’insieme che indaga la dimensione spaziale, sociale e ambientale della città, corpo misurabile osservato nella sua totalità e tradotto in forma.
Ma è Roma nell’immaginario del mondo a chiudere il cerchio. L’osservazione si fa culturale, artistica, immaginifica. Alla lente urbanistica e alla Roma dei numeri subentra la Roma delle visioni: quella costruita dallo sguardo di artisti, sovrani, viaggiatori. Percorsi, mappature e materiale iconografico restituiscono l’immagine filtrata dall’immaginazione planetaria.
In questa sezione siamo invitati a rallentare: ci si può sedere e si può consultare una selezione di pubblicazioni sul tema. È un momento deliberato di sospensione del percorso, di meditazione più profonda. Su ciò che si è guardato fino a quel punto e, soprattutto, su ciò che fino a quel momento non era stato considerato con sufficiente attenzione, ma che ora diventa visibile.
Il racconto complessivo di Roma si intreccia così con i suoi dati stratificati – urbani, culturali, simbolici – aprendo concretamente alla possibilità di immaginare un futuro diverso: forse più sostenibile, certamente più consapevole.

3. Roma nel mondo

Fino a marzo puoi esplorare Elisabetta Catalano e il suo obiettivo sugli artisti; ad aprile, Roma nel mondo. Visitare il MAXXI significa guardare Roma da una distanza inusuale e, allo stesso tempo, più ravvicinata. Significa vederla osservante, viva negli occhi di chi l’ha vissuta e documentata. Gli sguardi si incontrano e svelano Roma come non l’hai mai vista.