MUSIBA. Museo scienze naturali dei bambini Alberto Manzi a Roma
Museo di Scienze Naturali dei Bambini Alberto Manzi. Il MUSIBA a Roma: cos’è, dove si trova, quando è aperto
Dentro una teca, in un corridoio che fino a poco tempo fa era chiuso e inutilizzato, c’è una zanna di mammut. Vera. Accanto, un tronco fossile che ha attraversato cento milioni di anni per finire esposto a un metro da un’aula di terza elementare. I bambini che passano davanti alla teca non sempre sanno che quegli oggetti convivono con modelli del sistema solare fatti di pongo e universi ricostruiti con il cartone. E’ qui, in un’ala ristrutturata della scuola Fratelli Bandiera, a Piazza Bologna, che scienza vera e scienza costruita in classe si guardano allo stesso livello.
MUSIBA: il museo di scienza nato da un banco di scuola
Il museo si chiama ufficialmente Museo di Scienze Naturali dei Bambini “Alberto Manzi”, ma tutti lo chiamano MUSIBA. Ha aperto il 2 dicembre 2025, con il sindaco Roberto Gualtieri e la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni a tagliare il nastro è una presenza istituzionale che per un museo scolastico di quartiere non è scontata. Dietro quell’inaugurazione c’è un lavoro molto meno visibile: decenni di didattica scientifica costruita in un’unica aula, da un’unica insegnante, con gli strumenti che aveva a disposizione. Il museo esiste perché qualcuno ha deciso che quel lavoro non doveva sparire quei qualcuno sono il Professor Fabrizio Rufo, Maria Nicolaci e Stefano Papi.
Il nome scelto per il museo non è casuale. Alberto Manzi ha insegnato proprio in questa scuola, prima di diventare il maestro che l’Italia intera ha conosciuto in televisione con “Non è mai troppo tardi”, il programma che tra il 1960 e il 1968 alfabetizzò migliaia di adulti italiani. Manzi credeva in una didattica che passasse dal fare, non dalla lezione frontale è ” un’idea che oggi chiameremmo “hands-on”, e che alla Fratelli Bandiera qualcuno ha continuato a praticare molto dopo che lui aveva lasciato quelle aule.
Quel qualcuno è un’insegnante che tutti chiamano maestra Titti. Per anni, con le sue classi, ha costruito modelli scientifici: strutture che spiegano l’evoluzione, la geologia, la paleontologia, lo spazio, usando vernici fotocatalitiche che riducono l’inquinamento e resistono alla polvere, insieme a reperti naturalistici veri raccolti nel tempo. Non lavoretti da esporre in corridoio per un giorno, ma pezzi pensati per “durare e per insegnare” al punto che il materiale accumulato in anni di lezioni rischiava di andare perso semplicemente per mancanza di uno spazio adeguato dove conservarlo.
E’ qui che entra la rete istituzionale che ha reso possibile il museo. La Sapienza, attraverso il lavoro curatoriale del team guidato da Fabrizio Rufo, ha trasformato il materiale scolastico in un percorso museale vero, con un rigore espositivo pensato per un pubblico più ampio delle sole famiglie della scuola. Il Municipio II ha finanziato la ristrutturazione dell’ala dell’edificio rimasta inattiva, restituendo alla scuola uno spazio che altrimenti sarebbe rimasto chiuso. Tre soggetti diversi: una scuola, un’università , un’amministrazione locale hanno lavorato insieme per salvare qualcosa che nasceva da un’aula sola.
Il percorso espositivo è organizzato in cinque sezioni: spazio, paleontologia umana, geologia, teoria dell’evoluzione, paleontologia. Prima di entrare nelle sale tematiche, i visitatori vengono introdotti alla vita e al metodo di Alberto Manzi: una scelta che lega esplicitamente la memoria storica del maestro all’innovazione didattica che il museo rappresenta oggi. E’ un dettaglio che dice molto: il MUSIBA non si presenta come un museo di scienza che per caso si trova in una scuola, ma come la continuazione diretta di un’eredità pedagogica precisa.
Il 14 maggio 2026 il museo ha riaperto al pubblico con una formula più stabile: una convenzione con il Touring Club Italiano rende lo spazio accessibile ogni seconda domenica del mese, con i volontari dell’associazione che si occupano di accoglienza, logistica e visite guidate. E’ un modello che vale la pena osservare da vicino: un patrimonio nato dentro una scuola pubblica del Municipio II che si apre alla città attraverso il volontariato organizzato, senza diventare un museo a pagamento con orari fissi e personale dedicato.
Ed è proprio qui che si apre la domanda più interessante su MUSIBA, quella che nessun comunicato di inaugurazione si pone: cosa succede a un progetto costruito così, quando la sua sostenibilità dipende dalla disponibilità di volontari e da una sola domenica al mese? Il museo esiste perché una rete di soggetti: scuola, università, municipio, associazione ha scelto di sostenerlo insieme, ma è anche un modello fragile per definizione: se anche uno solo di questi pilastri smette di esserci, la sala coi fossili e la zanna di mammut rischia di tornare quello che era prima del 2 dicembre 2025, un’ala chiusa e silenziosa. La differenza tra un progetto che dura e uno che si esaurisce con l’entusiasmo dell’inaugurazione, a Roma, si gioca quasi sempre su questi dettagli organizzativi che nessuno racconta nel giorno del taglio del nastro.
Vale la pena andarci, magari una delle prossime seconde domeniche del mese: non tanto per vedere una zanna di mammut vera a un passo da un banco di scuola – anche se quello, da solo, è già un motivo valido- ma per capire come si costruisce, pezzo dopo pezzo e anno dopo anno, un patrimonio culturale che nasce dal basso e trova poi chi lo riconosce. E’ una storia che a Piazza Bologna si può ancora toccare con mano, letteralmente, prima che qualcun altro decida di raccontarla.
MUSIBA in sintesi
Dove: Scuola Fratelli Bandiera (I.C. Montessori-Pini), zona Piazza Bologna / Nomentano, Municipio II, Roma
Cos’è: Museo di Scienze Naturali dei Bambini “Alberto Manzi”, detto MUSIBA
Inaugurazione: 2 dicembre 2025
Riapertura stabile: 14 giugno 2026, in convenzione con il Touring Club Italiano
Aperture: Ogni seconda domenica del mese (verificare sempre prima)
Sezioni: Spazio, paleontologia umana, geologia, evoluzione, paleontologia
Curatela: Sapienza Università di Roma; sostegno del Municipio II

