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Tiburtino II: il quartiere di Innocenzo Sabbatini compie cent’anni

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Il Tiburtino II

Tiburtino II compie cent’anni: un quartiere pensato per stare insieme

A Piazza Bologna, dietro il traffico di via Nomentana, ci sono ventotto edifici che non assomigliano a nient’altro nella zona. Non sono palazzine allineate lungo un fronte strada, ma corpi di fabbrica che si aprono, si spezzano, lasciano spazio a piazzette e cortili interni. Chi ci abita da una vita a volte non sa che quella disposizione non è casuale: è un progetto urbanistico compiuto, pensato cent’anni fa per fare qualcosa di preciso — costruire una comunità, non solo delle case.

Il quartiere si chiama Tiburtino II, conosciuto anche come San Ippolito, e nel 2025 ha compiuto cento anni dall’inizio dei lavori. Fu costruito dall’Istituto Case Popolari tra il 1925 e il 1930, su un’area destinata all’edilizia popolare già dal piano regolatore del 1909, nel quartiere Nomentano-Italia. A firmarlo fu l’architetto Innocenzo Sabbatini. Il centenario è stato celebrato quest’anno con iniziative diffuse, tra cui una camminata guidata organizzata dall’associazione AMUSE nell’ambito del progetto Roma2pass, che ha accompagnato i partecipanti tra storia, urbanistica e architettura del complesso e la rassegna Sconfinamenti Teatrali curato da noi all’interno di Festa della Lettura 2026

Vale la pena non confonderlo con l’altro quartiere Tiburtino, quello INA-Casa costruito da Ludovico Quaroni e Mario Ridolfi tra il 1949 e il 1954 lungo la via consolare, diventato manifesto del neorealismo architettonico italiano. Sono due quartieri diversi, nati in stagioni diverse, con logiche diverse — ma capirne la differenza aiuta a leggere meglio cosa rende speciale il Tiburtino II di Sabbatini: non è un esperimento del dopoguerra, è un progetto degli anni Venti che anticipa idee che diventeranno centrali solo decenni dopo.

La città giardino applicata all’edilizia popolare

 

Sabbatini lavorava dentro una corrente urbanistica precisa, quella della città giardino, importata in Italia dai modelli inglesi di fine Ottocento e adattata alle esigenze di un’edilizia pubblica che doveva rispondere a un problema concreto: dove alloggiare le famiglie romane che il centro storico non poteva più contenere. La risposta non fu solo costruire case, ma costruire relazioni tra le case. Piazze, giardini e cortili non stanno solo tra un edificio e l’altro: corrono anche lungo le strade interne, disegnando una gerarchia di spazi pubblici e semipubblici che oggi chiameremmo, con linguaggio contemporaneo, progettazione degli spazi di comunità.

Seicento alloggi, ventotto edifici: numeri che oggi sembrano piccoli, ma nel 1925 rappresentavano un investimento pubblico importante su un principio tutt’altro che scontato — che la qualità della vita di chi abita in una casa popolare dipenda anche da come sono organizzati gli spazi tra le case, non solo dalle case stesse.

Cosa succede quando l’urbanistica invecchia bene

 

Un secolo dopo, il Tiburtino II è ancora abitato, ancora riconoscibile, e soprattutto ancora leggibile nella sua logica originaria — cosa che non si può dire di molta edilizia popolare romana costruita anche decenni più tardi. È qui che il discorso smette di essere solo architettonico e diventa sociologico: un quartiere progettato per favorire l’incontro tra vicini, cent’anni dopo, ha ancora quella struttura fisica intatta, ma la vive ancora nello stesso modo la comunità che ci abita oggi? Le piazzette pensate per la socialità del 1925 rispondono agli stessi bisogni di chi ci vive nel 2026, con ritmi di vita, composizione familiare e uso dello spazio pubblico completamente diversi da un secolo fa.

È la domanda che rende il centenario più interessante di una semplice ricorrenza da segnare in agenda. Le camminate guidate come quella organizzata da AMUSE non raccontano solo la storia di un progetto architettonico riuscito: mettono a confronto un’idea di comunità pensata a tavolino cent’anni fa con quella che si è effettivamente sedimentata nel tempo, fatta di chi è arrivato dopo, di chi se n’è andato, di chi ha trasformato un cortile pensato per i bambini del dopoguerra in qualcos’altro.

Un patrimonio che non si vede dalla strada

 

Il paradosso del Tiburtino II è che la sua qualità non si percepisce passando in auto su via Nomentana. Bisogna entrare nelle vie interne, lasciarsi alle spalle lo scorrimento del traffico, per capire perché un urbanista lo studierebbe ancora oggi come caso esemplare. È un patrimonio che richiede di essere raccontato, perché da solo non si mostra: a differenza di un monumento, la qualità di un quartiere residenziale si rivela solo a chi ci cammina dentro con l’attenzione giusta — o a chi qualcuno accompagna a guardarlo con occhi diversi.

Ed è forse questo il valore più concreto delle iniziative per il centenario: non tanto celebrare un anniversario, quanto restituire ai romani uno sguardo che normalmente non hanno motivo di avere su un quartiere come tanti altri della città. Il Tiburtino II compie cent’anni proprio mentre Roma discute, ancora una volta, di come costruire le case del futuro. Vale la pena chiedersi se quella lezione — che una casa popolare può essere anche un progetto di comunità, non solo un tetto — sia una domanda che la città di oggi si pone ancora con la stessa serietà con cui se la pose Sabbatini nel 1925.

In sintesi

  • Dove: Zona Piazza Bologna / via Nomentana, quartiere Nomentano-Italia, Roma
  • Altro nome: San Ippolito
  • Costruzione: 1925–1930, Istituto Case Popolari
  • Architetto: Innocenzo Sabbatini
  • Dimensioni: 28 edifici, circa 600 alloggi
  • Modello urbanistico: Città giardino applicata all’edilizia popolare
  • Centenario: 2025–2026, con iniziative diffuse tra cui camminate guidate AMUSE / Roma2pass

Domande frequenti

Dov’è il quartiere Tiburtino II a Roma?

Il Tiburtino II, noto anche come San Ippolito, si trova nella zona di Piazza Bologna, all’interno del quartiere Nomentano-Italia, non lungo la via Tiburtina come il nome potrebbe suggerire.

Qual è la differenza tra Tiburtino II e quartiere Tiburtino?

Sono due complessi diversi: il Tiburtino II è di Innocenzo Sabbatini e risale al 1925-1930; l’altro quartiere Tiburtino, INA-Casa, fu progettato da Ludovico Quaroni e Mario Ridolfi tra il 1949 e il 1954 ed è considerato manifesto del neorealismo architettonico.

Chi ha progettato il Tiburtino II?

L’architetto Innocenzo Sabbatini, per conto dell’Istituto Case Popolari, tra il 1925 e il 1930.

Perché il Tiburtino II è importante per l’urbanistica?

Perché applica il modello della città giardino all’edilizia popolare: piazze, giardini e cortili non sono spazi residuali tra gli edifici, ma elementi progettati per favorire la vita di comunità.