
Latte di Marina Zucchelli: un esordio sulle balie del Novecento
Giovedì 7 maggio alle 18:30, il Libraccio di via Chiana accoglie Marina Zucchelli per la presentazione di Latte, romanzo d’esordio uscito per Rizzoli nella collana Scala italiani. L’incontro fa parte della Festa della Lettura 2026.
Tra gli spazi più attivi della scena libraria romana, il Libraccio Roma continua a distinguersi per una programmazione capace di intrecciare narrativa contemporanea e memoria storica, offrendo al pubblico occasioni di incontro con autori e autrici che lavorano su temi profondi e stratificati. Una libreria che negli anni ha consolidato il proprio ruolo come luogo di confronto, in cui le storie diventano strumenti per leggere il presente attraverso il passato.
È qui che, giovedì 7 maggio 2026 alle ore 18:30, si terrà la presentazione di Latte, romanzo di Marina Zucchelli, pubblicato da Rizzoli.https://www.rizzolilibri.it/ L’incontro si inserisce nel programma della Festa della Lettura 2026 del II Municipio organizzata da Il Talento di Roma, con il patrocinio del Municipio II, contribuendo a un calendario che attraversa la città attraverso storie capaci di mettere in relazione dimensione privata e memoria collettiva.Festa della lettura
Il romanzo si colloca nell’Italia della fine degli anni Cinquanta, in un contesto in cui la maternità è fortemente regolata da norme sociali e culturali. Olimpia, giovane donna appartenente a una famiglia borghese, è al quinto mese di gravidanza e si trova di fronte a una scelta che, più che personale, appare già definita dall’ambiente in cui vive: non sarà lei ad allattare il proprio figlio. Serve una balia.
È in questo passaggio che prende forma l’incontro con Ada. Due figure apparentemente lontane, provenienti da mondi diversi: da un lato Bologna, con la sua dimensione urbana e borghese; dall’altro la Ciociaria, rurale e marginale. Eppure, tra queste due realtà si crea un legame che attraversa differenze sociali, geografiche e culturali, trovando nella maternità un punto di contatto tanto forte quanto complesso.
La narrazione si sviluppa seguendo tre linee parallele. Accanto a Olimpia e Ada emerge una terza figura, quella della madre dell’esposto 30664, la cui storia si intreccia progressivamente alle altre, costruendo una tensione che accompagna il lettore fino alla conclusione. Il romanzo si configura così come un racconto a più voci, in cui ogni prospettiva contribuisce a definire un quadro più ampio.
Uno degli elementi centrali del libro è il tema del baliatico, pratica diffusa in quegli anni e oggi quasi dimenticata. Marina Zucchelli utilizza questo elemento storico non solo come contesto, ma come chiave per esplorare le dinamiche legate alla maternità, all’abbandono e alla costruzione dei legami affettivi. Il rapporto tra madre e figlio, apparentemente naturale, viene qui messo in discussione, mostrando come possa essere mediato, spostato, ridefinito.
Accanto alla dimensione storica, il romanzo lavora su un piano profondamente emotivo. La maternità viene raccontata non soltanto come esperienza di gioia, ma anche come momento di smarrimento, trasformazione e perdita di equilibrio. Il corpo e la mente cambiano, e con essi cambia il modo di percepire se stesse e il mondo circostante.
La scrittura si distingue per la capacità di restituire questa complessità attraverso una lingua che alterna italiano e dialetto ciociaro, creando un effetto di immersione nelle due realtà che il romanzo mette in relazione. Le voci delle protagoniste risultano così riconoscibili e autonome, contribuendo a costruire un racconto corale.
Un ulteriore livello della narrazione riguarda la dimensione autobiografica. L’autrice intreccia la ricerca d’archivio con la propria storia familiare, riportando alla luce vicende legate alla Ciociaria e alla figura del nonno Pietro. Questo elemento aggiunge profondità al racconto, rendendo il romanzo non solo una ricostruzione storica, ma anche un’indagine personale sulle radici e sull’eredità affettiva.
Il risultato è un esordio che riesce a tenere insieme piani diversi: storico, sociale, intimo. Latte si muove tra passato e memoria, tra ricerca e narrazione, costruendo una riflessione che va oltre il contesto specifico per interrogare il significato stesso del legame materno.
Durante la presentazione al Libraccio di Roma, il dialogo con Marina Zucchelli offrirà l’occasione per approfondire i temi del romanzo, il lavoro di ricerca e la costruzione della struttura narrativa. Un incontro che si rivolge a chi è interessato a una narrativa capace di mettere in relazione storia e vissuto personale.
All’interno della Festa della Lettura 2026 del II Municipio organizzata da Il Talento di Roma, con il patrocinio del Municipio II, questo appuntamento si inserisce tra quelli che mettono al centro le storie femminili e la memoria, contribuendo a costruire un racconto plurale della società italiana attraverso la letteratura.
Bologna 1959, due madri e un bambino
Il romanzo è ambientato a Bologna nel 1959 e racconta la storia di due donne che convivono in una stessa casa come madri dello stesso bambino. Olimpia, borghese istruita, dopo il parto sente il proprio corpo incrinarsi e la propria identità vacillare. Ada, giovane ciociara scelta per forza e salute come una bestia al mercato, arriva come balia portando con sé il proprio mondo e i propri affetti. A osservarle c’è Carolina, la domestica che ha cresciuto Olimpia.
Una storia sociale rimossa
Zucchelli tocca con scrittura essenziale un capitolo quasi dimenticato del Novecento italiano, quello delle balie da latte: donne di estrazione rurale che nutrivano i figli della borghesia urbana, lasciando a casa i propri. Il romanzo interroga i confini del maternage, della cura, del lavoro del corpo femminile, tenendo insieme ricostruzione storica e scavo psicologico.
Un esordio atteso
Marina Zucchelli firma con Latte il suo primo romanzo. Il libro è uscito per Rizzoli il 27 gennaio 2026 e conta 320 pagine. ISBN 9788817189590.

